Genitorialità competente

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GENITORIALITÀ COMPETENTE Genitorialità competente: non si riferisce all’essere genitori perfetti e adeguati in tutte le scelte che si faranno, piuttosto, ha a che fare con la consapevolezza delle conseguenze delle nostre scelte su quell’essere la cui crescita e il cui benessere è affidato a noi. Non esistono scelte senza rischi, soprattutto quando si ama e ci si prende cura dei nostri figli, ma anche nel rischio e del rischio è necessario essere consapevoli. Questo secondo noi significa essere genitori “sufficientemente buoni”. Le sfide con cui i genitori, oggi, devono confrontarsi sono indubbiamente più complesse che in passato. I mutamenti antropologici, storicamente determinati nella società del ventesimo secolo, hanno reso tutte le relazioni umane più articolate. Si sono moltiplicate le variabili che intervengono nelle dimensioni intrapersonali e interpersonali, al punto che per gestirle, occorrono abilità e competenze, la cui formazione non può essere lasciata al caso. FORMARSI O FARSI GUIDARE DALL’ISTINTO? La visione di genitorialità, culturalmente formatasi nell’area geografica in cui viviamo, guarda alla maternità e alla paternità in termini di “natura”, “istinto”, “buon senso” ed “esperienza”. Insomma la genitorialità competente sarebbe una sorta di naturale istinto che, guidato dal buon senso e dall’esperienza, garantirebbe ad ogni uomo ed ad ogni donna di essere un buon genitore. D’altra parte l’amore incondizionato che un genitore prova per i propri figli lo guiderebbe a prendersene cura in modo adeguato! Vi sono ambiti tuttavia in cui è considerato accettabile, se non necessario, il rivolgersi ad esperti: gravidanza, parto, allattamento …  o quando i nostri figli hanno dei disturbi, disabilità o “problemi”. Solitamente ci si rivolge ad esperti dell’ambito sanitario che sono legalmente autorizzati a dirci ciò che va fatto per ciò che compete la loro professione. Per il resto ci affidiamo all’intuizione, a ciò che ci sembra meglio, alle prassi condivise. Blog, pagine Facebook,  tate televisive, i più datati forum e libri self-help forniscono una gran quantità di consigli e “ricettine pronte” che, lo ammettiamo, aiutano a gestire l’ansia nelle situazioni più difficili. GENITORIALITÀ COMPETENTE Purtroppo però, nel tempo, questi strumenti rivelano tutta la loro fragilità, perché per essere genitori occorre prima di tutto essere adulti. Essere cioè capaci di assumere su di sé la responsabilità consapevole delle scelte relative non solo alla cura ma, anche, all’educazione dei propri figli. Questa è genitorialità competente! In termini operativi, l’educazione è il processo attraverso il quale si realizza il cambiamento migliorativo e tutte quelle trasformazioni funzionali al proprio benessere. Per poterci lavorare con i propri figli, occorre averlo fatto e, continuare a farlo, su se stessi! Non si può educare non si è capaci di educarsi. Come si rende possibile questo fenomeno? Grazie alla natura stessa del nostro cervello, che è plastico. La sua struttura fisica, si modifica in funzione delle esperienze e della loro interiorizzazione ed è attraverso l’educazione stessa che gli adulti modificano le connessioni cerebrali delle nuove generazioni  (Andreoli 2014). Non è certo un lavoro da niente! Dovrebbe richiedere formazione di abilità e competenze anche attraverso conoscenze “scientifiche”! Forse tempo fa, quando i cambiamenti antropologici si realizzavano nell’arco di più

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La Storia dei MA.VI.®

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Qual’è la storia dei MA.VI.? Tutti gli uomini per natura tendono al sapere. Segno ne è l’amore per le sensazioni: infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità e più di tutte amano la sensazione della vista: in effetti non solo ai fini dell’azione ma anche senza avere alcuna intenzione di agire noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze tra le cose. [1] In chi si occupa di sordità dal punto di vista pedagogico, probabilmente queste parole di Aristotele evocano una suggestione. Forse più letteraria che scientifica, ma comunque utile per pensare, almeno una volta, non al deficit, ma al potenziale: il potenziale di chi non sente, ma comunque vede e grazie a ciò che vede, apprende.Tuttavia le società del passato non hanno certo adottato nei confronti della sordità atteggiamenti che favorissero lo sviluppo del potenziale.

Perchè educare alla lettura.

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L’educazione è profondamente legata alla nostra stessa esistenza e rappresenta l’essenza stessa delle nostre possibilità evolutive. Attraverso l’educazione diamo alla nostra vita una direzione e realizziamo le trasformazioni cognitive e comportamentali che ci renderanno ciò che vorremo diventare. Educazione è dunque “cambiamento” (Demetrio 1990). Infatti ogni processo educativo, che di per sé non è un fenomeno osservabile nel suo svilupparsi, diventa oggettivabile solo nella realizzazione di trasformazioni migliorative. Quindi l’educazione, inclusa quella alla lettura, dovrebbe riguardare tutte quelle azioni utili ad attivare trasformazioni funzionali dei processi cognitivi e dei comportamenti.

Scuola dell’infanzia e metafonologia

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Scuola dell’infanzia e metafonologia. Cerchiamo di capire insieme i come e i perché dell’importanza di questa attività. Riportiamo alcune riflessioni tratte da diversi autori e documenti, sulla necessità delle attività di metafonologia nella scuola dell’infanzia.

Fonetica/fonologia e sordità

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Fonetica/fonologia e sordità… Per chi lavora come educatore nell’ambito della sordità è fondamentale la consapevolezza di quanto la comunicazione verbale sia un atto complesso. Esso è dato da un insieme articolato di componenti cognitivi, neuronali, motori, fisici e meccanici (Albano Leoni, Maturi 1998). Nella quotidianità infatti il parlato non è semplicemente definibile come un insieme di frasi costituite da parole, articolate a loro volta da suoni ben distinti, ma costituisce un continuum caratterizzato da una prosodia che regola l’emissione e la percezione di un blocco comunicativo.

Educare alle emozioni fin da piccoli: perchè

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Cosa significa “gestire le proprie emozioni”? Molti adulti con cui ci siamo confrontati la considerano l’abilità del nascondere le proprie emozioni. Essa viene considerata una capacità posseduta da alcuni fortunati che sarebbero, per temperamento, capaci di simulare il proprio vissuto emozionale. Gli altri invece, sarebbero condannati dai loro geni a tirare fuori tutto ciò che provano, nel momento in cui lo provano. In realtà la modulazione delle proprie emozioni non è affatto una “repressione” delle proprie emozioni. Piuttosto, essa può essere promossa e sviluppata fin dalla più tenera età, consentendo ai bambini  lo sviluppo armonico del proprio potenziale, a scuola prima, e nella vita poi.

Scrivere facendo

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SCRIVERE… FACENDO! Si può lavorare sull’individuazione di tempi, luoghi, personaggi e avvenimenti narrati, utilizzando il disegno o i materiali plastici per riprodurre i contenuti del testo? Certamente! E questo favorisce e sostiene le successive inferenze sull’individuazione del significato globale del brano letto e permetterà di instaurare con il testo un rapporto “caldo”, affettivo.

Competenze e didattica della scrittura

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COMPETENZE E DIDATTICA DELLA SCRITTURA: facendo si impara! Stiamo parlando dell’urgenza di passare da un modello didattico legato alla trasmissione delle conoscenze, grammaticali, ad uno utile alla formazione delle competenze cioè, saper comprendere ed interpretare quello che leggo e riuscire a scrivere quello che voglio comunicare.   Ma perché, secondo alcuni, il modello trasmissivo non sarebbe più funzionale?

Lo spazio come categoria grammaticale in LIS

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Lo spazio nella LIS è una vera e propria categoria grammaticale. Ogni segno è costituito da cinque parametri, di cui uno è il luogo, che identifica il punto (su una parte del corpo del segnante o nello spazio neutro). Quando i segni sono eseguiti all’interno di una frase, essi sono posizionati in punti precisi: questi luoghi prendono il nome di loci (dal lat. Luoghi) spaziali.