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Perchè parliamo di educare alla lettura? Cosa significa educare alla lettura?

L’educazione è profondamente legata alla nostra stessa esistenza e rappresenta l’essenza stessa delle nostre possibilità evolutive. Attraverso l’educazione diamo alla nostra vita una direzione e realizziamo le trasformazioni cognitive e comportamentali che ci renderanno ciò che vorremo diventare. Educazione è dunque “cambiamento” (Demetrio 1990). Infatti ogni processo educativo, che di per sé non è un fenomeno osservabile nel suo svilupparsi, diventa oggettivabile solo nella realizzazione di trasformazioni migliorative. Quindi l’educazione, inclusa quella alla lettura, dovrebbe riguardare tutte quelle azioni utili ad attivare trasformazioni funzionali dei processi cognitivi e dei comportamenti.

Nello specifico, parlando di sordità e di difficoltà di comprensione del testo, l’educazione dovrebbe occuparsi di attivare cambiamenti in tutti quegli approcci disfunzionali che compromettono la comprensione dei testi e lo studio autonomo o, più in generale, l’acquisizione di tutte quelle informazioni veicolate dalla lingua verbale.

Non stiamo parlando di riabilitazione, ma di processi pedagogici che educhino al conseguimento di autonomie progressive.

Ciò a cui ci riferiamo non riguarda la semplice acquisizione della lingua, ma il miglioramento nell’abilità di usare la lingua per comprendere il mondo, analizzarlo e, se possibile, renderlo migliore. Si tratta di un compito straordinario e complesso, in cui sono coinvolte tutte le figure educative che si relazionano col bambino.

Durante l’età evolutiva, in modo particolare nei cosiddetti periodi sensibili, le possibilità di cambiamento sono maggiormente attivabili, anche se abbiamo «la possibilità di apprendere durante tutto il corso della vita» (Moro e Filippi 2010 p. 22) quando, ormai adulti, educhiamo noi stessi.

Posta in questi termini, l’educazione impatta sulla vita attraverso processi che riescono a modificare le nostre stesse strutture cognitive. È quindi un’azione estremamente concreta, che pone l’educatore al centro di una enorme responsabilità che tuttavia, al contempo, rappresenta la straordinaria opportunità di poter approntare interventi educativi che potranno attivare cambiamenti utili allo sviluppo del benessere.

Dott.ssa Maria Michela Sebastiani, Pedagogista.

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